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Cesare Berlingeri, Senza titolo, 2007, tecnica mista su tela cm 53x63,5

Berlingeri, Cesare

a cura di Redazione, il 04/01/2008

Cesare Berlingeri è nato nel 1948 a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, dove inizia a dipingere giovanissimo. Vive e lavora a Taurianova (Reggio Calabria). Nel 1964 si trasferisce in Piemonte e qui lavora presso un decoratore di chiese. Nel ‘68 intraprende una serie di viaggi in Europa, conosce altri artisti e si confronta con il mondo della cultura contemporanea. A Roma, negli anni ’70, inizia a lavorare per il teatro e per la televisione come scenografo e costumista. L’attività teatrale, alla quale si avvicina sempre profondamente da pittore, rappresenta una costante nel suo percorso artistico. Fino al 1974 è responsabile per il settore Arte dei centri servizi culturali CIF della Calabria.

Ricerca una propria via espressiva sperimentando tecniche e maniere diverse di dipingere, utilizza agenti atmosferici quali vento, pioggia, fuoco che gli permettono di introdurre la casualità e materiali come la calce, il cemento, la carta straccia e la tela. Le opere di questo periodo sono presentate in occasione della sua prima personale nel 1975. Si tratta di lavori ad olio, estremamente materici sui quali l’artista interviene creando dei segni calligrafici mediante l’uso del fuoco.
Nel 1976, per la prima rete RAI, realizza scene e costumi e realizza un intervento pittorico-gestuale per una piazza calabrese.

Sempre per la RAI, l’anno successivo, è impegnato in un’azione performativa di intervento sul paesaggio urbano: ricostruisce, coinvolgendo la gente del luogo, il dramma di un paese calabrese colpito da un’alluvione. Berlingeri traccia sulla piazza spazi che ridisegnano i luoghi ormai distrutti, permettendo agli abitanti di riviverli simbolicamente per la durata dell’evento. Contemporaneamente a queste riprese, la Rai manda in onda il Faust di C. Marlowe con Tino Buazzelli, per il quale realizza scene e costumi.
Inizia a lavorare alle Trasparenze (1978), successive al ciclo degli Strappi, riconfermando il suo studio sulla tela in continua evoluzione-trasformazione. Le Trasparenze rappresentano “una ricerca sulla tela e sulla sua penetrabilità, sulla visibilità dell’oltre la tela: un tentativo di non irrigidire il sistema della visibilità” C. Benincasa. Sono lavori costituiti da leggerissime tele di lino trasparenti sovrapposte, che rimandano l’una all’altra e non nascondono i frammenti di colore e le piccole tele piegate che racchiudono. Questo ciclo viene presentato nel 1979 alla Galleria Civica di Saint Vincent.

Cesare Berlingeri al lavoro

Nel 1985 partecipa alla mostra "5 mosaici per 5 artisti" assieme a Schifano, Mafonso, Parres e Festa, con il quale, pur nell’assoluta diversità, nasce una grande amicizia e si sviluppa una grande affinità intellettuale.
Nel 1986 è invitato ad una collettiva a Tokio, Mostra sul disegno italiano ed alla XI Quadriennale di Roma.
La Galleria d’Arte Moderna di Paternò (Catania) ospita una sua personale, Nero, Bianco, Rosso e Blu (1990). I lavori presentati sono realizzati con una grande varietà di tecniche quali: pigmenti naturali, smalti, acrilici e cere. Sono per lo più dittici e trittici costituiti dall’accostamento di tele monocrome, segnate a volte da carbone e grafite, a lastre di ferro.

Si intensificano le collaborazioni teatrali: nel 1981 realizza una grande installazione per La lunga notte di Medea; nel 1982 crea per la Biennale Teatro di Venezia una scena del Candido ovvero…. Nel 1987 cura, per lo Stabile di Calabria, scene e costumi di Italian Opera Graffiti (sette melodrammi).
Dal 1989 al 1995 è docente all’Accademia d’Arte Drammatica della Calabria. Durante questo periodo realizza scene e costumi per gli spettacoli prodotti dall’Accademia e per il Festival Internazionale Teatro di Praga nel 1994. Nel 1995 lavora per il Festival di Taormina Arte.
Il teatro gli offre così una grande possibilità di sperimentazione: in occasione di un’intervista per la mostra Nero, Bianco, Rosso e Blu, Berlingeri, infatti, afferma: “a teatro potevo fare dei grandi quadri che si muovevano sul palcoscenico. Ho spinto al massimo la mia tendenza a fare del palcoscenico un quadro dinamico ed ho usato per questa operazione anche i personaggi come pure indicazioni di colore in movimento”.

I dipinti piegati vengono esposti nel 1990 nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Tommaso Trini, dopo l’incontro con Berlingeri, scrive: ”Ricordo che quando visitai lo studio di Taurianova, in preparazione di un’ampia mostra a Messina, Berlingeri duellava ancora con le perplessità dei suoi sostenitori, per lo più convinti che ‘quegli oggetti’ andassero fuori stile. Ma io ne fui subito entusiasta”. Opere Recenti è la mostra a cui Trini si riferisce, dove sono esposti alcuni dittici e per la prima volta le Piegature. Queste tele piegate ed impregnate di pigmento puro, abbozzate sin dal 1976 in piccole dimensioni, vengono adesso riprese e sviluppate. L’idea delle Piegature nasce da un ricordo della sua infanzia: un piccolo involucro di stoffa nero opaco che sua madre usava tenere al collo come amuleto. Ma l’atto del piegare grandi tele dipinte viene messo in pratica per la prima volta in teatro. Mentre lavora ad una scenografia dipinge una notte stellata su un grande fondale. A spettacolo finito, quando è giunto il momento di smontarlo, si rende conto come di piega in piega, questa grande tela diventi un fagotto di circa ottanta centimetri.

Cesare Berlingeri, Sul rosso piegato, 2005, olio e pigmento su tela piegata, cm. 207x176,5x14

In questi anni numerose sono le mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati nelle quali espone con diversi apprezzamenti critici.
Nel 1994 per la Fondazione Mudima di Milano crea una grande installazione a parete, Piegare la notte, composta da circa venti piegature, di dimensioni, forme e colori differenti. Segue la collettiva alla Civica Galleria d’Arte di Gallarate, Riflessione e ridefinizione della pittura astratta. In un’altra personale alla Fondazione Mudima (1999), sono esposti oltre alle Piegature, dei piccoli dipinti su piombo. Il piombo è per l’artista “una materia sorda, una materia che assorbe. Una materia veramente silenziosa”. Sono presenti anche delle grandi tele segnate a carbone nelle quali affiorano “elementi figurali, segni quasi umani, ombre di presenze, cicli che discorrono” T.Trini.
Nel 2001 la New Art Gallery di Padova ospita Dipinti Piegati.

In uno dei pensieri tratti dal diario di studio, l’artista, a proposito delle Piegature, scrive: “sono pitture che recano in sé un gesto sigillato che indica il tempo della loro elevazione futura come atto di nascita. Ogni piegatura possiede l’intera infinità delle piccole percezioni. Mi fa pensare all’intuizione leibniziana di una goccia d’acqua che possiede al suo interno un intero universo, le cui gocce d’acqua contengono al loro interno nuovi universi e così via all’infinito”.

Nel 2003 tiene una personale alla Mole Vanvitelliana di Ancona, progettando per i seminterrati una suggestiva installazione, Viaggi, opere anch’esse piegate, ma in questo caso più volumetriche e concepite per invadere lo spazio.
Tommaso Trini cura un’importante monografia sul suo lavoro edita da Skira.
Il suo paese natale lo omaggia con una retrospettiva molto singolare, perché si avvale di lavori storici, figurativi che l’artista non sempre ama mostrare, proprio come i suoi disegni, poiché rappresentano una sorta di diario per immagini della sua vita.
E’ invitato, dal Comune di Padova, a tenere una personale a Palazzo Moroni.

Nel 2004 partecipa ad una collettiva al Museo Nazionale di Arezzo, Da Picasso a Botero.
Un anno dopo la Calabria si fa promotrice di due ampie personali. La prima presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria con un’ampia retrospettiva La pittura piegata. Per una delle sale, quella della torre, realizza Deposito di stelle, un’installazione composta da grandi piegature blu, accatastate su delle pedane di legno, per la quale V. Baradel scrive: “Il cielo notturno di Berlingeri precipita al fondo della torre del castello. La sua luce blu si fa colore solido ripiegandosi nello scrigno della tela. Volte stellate sono quelle di Giotto ad Assisi e a Padova. Il fondale del cielo, sempre lui, piegato e ripiegato ora giace a terra, salvato dalla cecità degli uomini e dei e messo al sicuro nelle segrete viscere della torre. L’alto e il basso si affratellano quando le stelle scendono nel punto più basso”.
Presso il Complesso Monumentale S. Giovanni, a Catanzaro, si espone l’antologica Cesare Berlingeri, Materia 1975 – 2005.

I Corpi sono l’ultimo ciclo dei suoi lavori. E’ questo è il titolo della personale che si tiene nel 2006 a MUDIMAdrie, Anversa. Sono corpi d’aria, rivestiti da una superficie levigata, generati da una materia “che agisce come il pane, cioè respira, si gonfia, cresce come la vita, come gli alberi. E poi la curiosità più bella è che bastano tre chiodi puntati qui e là e questa forma cresce in maniera diversa…” C. Berlingeri.

A Padova la Vecchiato New Art Galleries, presenta Vele per nessun mare (2007). I lavori proposti sono sculture, piegature in alluminio dipinte con pasta di smalto. Anche su questo metallo, come precedentemente per il ferro e per il piombo, avviene la ‘transustanziazione” attraverso il particolarissimo uso del colore.

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