Special » SPECIAL / Il Quattrocento a Roma: le sezioni della mostra

Bottega Della Robbia (seconda metà del XV secolo), “Tondo robbiano”; maiolica, diametro 63,5 cm, spessore 3 cm; colori: bianco, azzurro, giallo, ramina e bruno. Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia

SPECIAL / Il Quattrocento a Roma: le sezioni della mostra

Alla scoperta del ricco e articolato percorso espositivo della rassegna promossa dalla Fondazione Roma e curata da Claudio Strinati e Marco Bussagli

a cura di Redazione, il 26/04/2008

La grande mostra “Il Quattrocento a Roma. La Rinascita delle Arti da Donatello a Perugino” (Roma, Museo del Corso dal 29 aprile al 7 settembre 2008), curata da Claudio Strinati e Marco Bussagli con il coordinamento di Maria Grazia Bernardini della Sovrintendenza del Polo Museale Romano, pone l’attenzione sul grande contributo di Roma alla cultura rinascimentale.

Sezione 1: La città

L’esposizione si apre con una ricognizione storica sull’aspetto urbanistico e architettonico di Roma nel Quattrocento, con la documentazione del tessuto viario, delle mura, delle case, singole o a schiera, degli edifici di servizio (per esempio lo Spedale di Santo Spirito), delle dimore nobiliari, come il Palazzo di papa Barbo, delle grandi basiliche romane, alcune delle quali riprodotte in plastico.

Filippino Lippi (Prato, 1457-1504), “La Vergine in adorazione del Bambino con san Giovannino”, olio su tavola, 100 x 58 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi, Collezione Feroni

Sezione 2: La vita civile e religiosa

La seconda sezione è dedicata alla vita quotidiana, con le stoviglie, i mobili e gli arredi delle dimore di allora, con strumenti musicali e “vesti” per la guerra. Un grande ruolo ebbe, infine, la devozione che la mostra documenta con una sezione dedicata agli arredi sacri, come reliquari, croci astili e stendardi processionali, ai pellegrinaggi e al culto del Santo Volto, emblema stesso della città.

Sezione 3: Roma, scrigno dell’antico

Meta indiscussa di tutti gli artisti del rinascimento, Roma è la città che permetteva di tornare indietro nei secoli, osservando e studiando le meraviglie prodotte dall’arte del passato anche solo passeggiando per le strade o sedendosi sui rocchi di colonna per osservare i resti del Foro, il Colosseo, l’arco di Costantino; tutti edifici che puntualmente ispiravano le grandi opere di allora. La ricognizione sui tesori dell’antichità che Roma offriva agli occhi degli artisti offriva inesauribili spunti d’ispirazione e di riflessione.

Non è un caso che sulle rive del Tevere Leon Battista Alberti abbia scritto il De statua (1450) e il De re aedificatoria (1443-1452) negli anni di papa Niccolò V Parentuccelli (1447-1455) e che, in quegli stessi anni, si dedichi alla Descriptio Urbis Romae (1447), che potremmo definire come la prima topografia moderna della città, premessa indispensabile per la celebre Lettera a Leone X di Raffaello (1513) che ritornò sull’argomento il secolo successivo.

Quasi un museo a cielo aperto, Roma insegnava agli uomini del Quattrocento quali fossero le basi stesse del “rinascimento” delle arti, passate adesso dal calligrafismo del Gotico fiorito, di cui Pisanello è l’ultimo esponente, alla plastica bellezza di un Mantegna o di un Piero della Francesca, illuminata dall’esperienza dell’antico.

Sezione 4: La Roma dei Papi

Gentile da Fabriano (?) (Fabriano, 1370 circa - Roma, 1427), “Testa di re (David o Salomone)”, tradizionalmente ritenuta di Carlo Magno, 1427 (?). Affresco staccato e trasferito su masonite, 59 x 47 cm (61,5 x 49 cm). Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Cristiano

La città, però, non era solo il luogo dove studiare l’antico, ma rappresentava anche la più importante meta del Cristianesimo occidentale, da quando l’Europa aveva perduto i Luoghi Santi di Gerusalemme e, soprattutto, da quando si era concluso nel 1377 il periodo avignonese con il ritorno del Papa sul colle Vaticano. Questo mutamento politico e storico, coincide con lo sviluppo delle arti a Roma nel Quattrocento ad opera dei papi, a cominciare dal pontificato di Martino V (1417-1431).

Una rassegna dei ritratti e delle imprese dei pontefici, che si sono avvicendati sul trono di Pietro fino alla fine del XV secolo, restituisce il giusto ruolo ad una figura che aveva già una dimensione mondiale rispetto ai destini politici e religiosi dell’Europa. Sono documentate in mostra le figure di Martino V (1417-1431), Eugenio IV (1431-1447), Niccolò V (1437-1455), Pio II (1458-1464), Paolo II (1464-1471), Sisto IV (1471-1484), Innocenzo VIII (1484-1492), Alessandro VI (1492-1503).

Sezione 5: I grandi artisti

Il ritorno dei papi a Roma, perciò, non ebbe solo un’immensa portata religiosa, ma si rivelò, come era stato in precedenza e come sarà successivamente, un formidabile ”motore” culturale intorno al quale ruotarono gli artisti più importanti del secolo. Meta ambita da tutti gli artisti della penisola e dell’Europa, Roma nel Quattrocento assiste ad una fioritura delle arti che la mostra vuole documentare tanto in pittura quanto in scultura.

Così, i pittori che si possono ammirare nelle sale del Museo e che hanno partecipato alla rinascita della Roma artistica, dopo la lunga parentesi avignonese sono Masolino, Gentile da Fabriano e Pisanello. Ci sono inoltre grandi nomi come Filippo Lippi, Beato Angelico, Benozzo Bozzoli che hanno lasciato tracce del loro passaggio a Roma, insieme a Benedetto Bonfigli e Piero della Francesca la cui opera oggi è ridotta solo alla volta della Cappella di San Pietro e Paolo “in Vincula” a Santa Maria Maggiore.

“Brocchetta”, Siena, metà del XV secolo. Brocchetta ansata a pancia ribassata, collo allungato con bocca espansa e nel frontale placchetta a rilievo inserita a barbotine; maiolica dipinta in bicromia; altezza 18,5 cm. Borgo San Lorenzo, collezione Frizzi Baccioni

Accanto ai grandi artisti, come Mantegna, Pinturicchio e Filippino Lippi, sono documentati pure pittori di estrazione locale e di formazione tardo-gotica Leonardo da Roma, Antonio da Viterbo e Bartolomeo di Tommaso, per dimostrare quale fosse il tessuto culturale sul quale andava a sovrapporsi la nuova arte rinascimentale. Infine, sono presenti in esposizione le opere dei pittori che hanno risentito della lezione di Piero, come Antoniazzo Romano e, da caposcuola, Melozzo da Forlì.

Accanto alla pittura, però, è documentata anche la scultura con originali e riproduzioni fedeli dei grandi monumenti romani, come il celebre Ciborio detto di Sisto IV, il Monumento funebre a Paolo II e i grandi scultori di allora come Mino da Fiesole, Andrea Bregno e Antonio del Pollaiolo autore della Tomba di Sisto IV (1471-1484), documentata con le incisioni dell’epoca.
Negli ultimi anni del Quattrocento rivestì ruolo da protagonista anche il Pinturicchio, che dipinse in Vaticano, a Santa Maria in Aracoeli, a Santa Maria del Popolo e a Palazzo Colonna. Il secolo si chiude con l’arrivo di Michelangelo che eseguì due superbi capolavori, il Bacco e la Pietà.

Il catalogo Skira: un prezioso cofanetto in due volumi

Il catalogo, edito da Skira, è un cofanetto in due volumi, un oggetto prezioso ed un importante strumento di studio e conoscenza. La pubblicazione è curata da: Cristina Acidini, Giulia Barberini, Maria Grazia Bernardini, Stefano Borsi, Francesco Buranelli, Marco Bussagli, Franco Cardini, Anna Cavallaio, Guido Cornici, Anna Maria De Strobel, Christoph L. Frommel, Daniela Gallavotti, Marco Gallo, Vittoria Garibaldi, Sergio Guarino, Carlo Labella, Massimo Miglio, Lorenza Mochi Onori, Antonio Natali, Francesco Negri Arnoldi, David Jaffe, Laura Orbicciani, Antonio Paolucci, Stefania Pasti, Anna Maria Pedrocchi, Stefano Petrocchi, Selene Sconci, Nicola Spinosa, Claudio Strinati.

Gaspare Moroni, Medaglia annuale di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655) emessa nel 1647 per la ristrutturazione della basilica di San Giovanni in Laterano, argento, medaglia originale coniata; AE, 35 mm. Roma, collezione Fondazione Roma

La Fondazione Roma come moderna "operating foundation"

La Fondazione Roma è un ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività. Essa trae origine dal solidarismo cristiano che in Europa ha dato vita ai primi esempi di welfare state, ed è soggetto attivo nella storia delle opere generate dallo slancio verso le persone più bisognose e verso le necessità del territorio. Senza soluzione di continuità storica, si inserisce tra il Monte di Pietà di Roma, istituito nel 1539 al fine di sconfiggere l’usura, e la Cassa di Risparmio di Roma, che non a caso lo incorporò nel 1937.

L’identità di oggi è quella di una moderna operating foundation che agisce, secondo principi di solidarietà e sussidiarietà, a sostegno di cinque settori di grande rilevanza sociale: Sanità – Arte e cultura – Istruzione – Ricerca scientifica e Assistenza alle categorie sociali deboli. La Fondazione Roma recepisce ed applica il modello delle “Fondazioni Aperte”, che persegue come strategia operativa e con appassionato entusiasmo, anche attraverso preziose sinergie con gli stakeholder del territorio di riferimento, dando risposte in modo efficiente, flessibile, dinamico e trasparente alle esigenze della collettività.

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