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I segni di ferro di Ernesto Porcari

a cura di Redazione, il 15/06/2007

Fino al 14 luglio la galleria il bulino artecontemporanea di Roma presenta la mostra dello scultore Ernesto Porcari dal titolo “segni di ferro”, dove l’artista laziale propone una selezione di opere realizzate a partire dal 2005, risultati recenti di una scultura che, a partire dagli anni Novanta, persegue un’idea di tridimensionalità conquistata attraverso l’uso privilegiato del ferro. Attraverso un processo di lavorazione lento e rigoroso, Porcari agisce su regolari barre di ferro alterandone le caratteristiche fisiche e visive: le flette e le torce con forza, le salda, le brucia e le assottiglia fino a raggiungere l’essenza vitale del proprio immaginario poetico. Nascono allora sculture leggere, fatte di fili di ferro, di piccole lamine di metallo che, ha scritto Fabrizio d’Amico, “s’arrampicano nello spazio, divagano, s’impuntano in incontri inattesi, e infine disegnano un’idea che finisce per rispecchiarsi in un titolo - nato chissà quando nel corso del processo ideativo”.
La materia, transito obbligatorio per l’artista e fonte ispiratrice del primo pensiero di forma, viene superata da Porcari attraverso una “tecnica” del comporre e del lavorare il metallo che ne dimentica sia il peso che la fisicità affidandosi invece al potere generativo del segno. Un segno che l’artista articola e ripete nello spazio fino a raggiungere, attraverso l’uso di un linguaggio rigorosamente astratto, una figura cui poter dare un titolo. Il nominare questa figura con una parola, evocativa, ironica o nata dall’incanto per la parola stessa, permette all’artista di definire il ritmo con cui le proprie sculture appaiono nello spazio. Uno spazio che la scultura di Porcari, con i propri profili duri e modulati, è in grado di ridisegnare caricandolo di espressività ma anche di grandi attese. Le sue strutture, sempre date in una forma conclusa, segnano il perimetro che definisce il pieno della scultura, la sua forma positiva, mentre lo spazio che le circonda produce il senso di sospensione di un vuoto. “Il mio tentativo - ha dichiarato l’artista - è di dare concretezza a delle idee: è un po’ la vecchia idea platonica del mondo delle idee, che per me sono vive, in continuo movimento. Nella ricerca della forma tridimensionale immagino le cose come occupate da un vuoto che nella mia mente è un pieno”.
Il lavoro di Ernesto Porcari s’inserisce appieno nell’alveo storico di quella ricerca che sradica la concezione scultorea dalla modellazione di volumi e dall’occupazione spaziale di un pieno. Una ricerca che trova conforto in quell’idea di scultura verificata negli anni da artisti come Giacometti, Calder, Melotti e che riattinge anche alla lezione di quel surrealismo astratto che, nel dopoguerra, non aveva smesso di pensare alla “figura”.
Giovedì 21 giugno 2007 alle ore 19, nell’ambito della mostra, verrà presentato il libro d’artista di Ernesto Porcari con testi poetici di Biancamaria Frabotta, Edizioni Il Bulino.

Scheda tecnica

Ernesto Porcari. “Segni di ferro”
fino al 14 luglio 2007

galleria il bulino artecontemporanea
Roma, via Urbana 148

Orario di apertura:
mart-sab, ore 10-13 e 16-19.30, escluso festivi.

Catalogo:
Edizioni Il Bulino (con testi di Luca Arnaudo, Alessio Verzenassi e una testimonianza di Biancamaria Frabotta)

Info:
Tel. (+39) 06 4742351 - Fax (+39) 06 47542161
ilbulino@libero.it

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