
Moreno Bondi, “Pegaso”, altezza cm. 150, larghezza cm. 250, olio su tela con inserti in marmo Statuario di Carrara
a cura di Redazione, il 21/09/2008
Il rinnovato show room di Cesare Paciotti, in quello che viene definito il “quartiere della moda” di Milano, sarà inaugurato lunedì 22 settembre in occasione della “Settimana della moda”, con la presentazione delle nuove collezioni e dei grandi spazi (che affacciano sull’ampia corte di un cinquecentesco palazzo in Via Sant’Andrea 8) impreziositi da un’opera eseguita ad hoc da Moreno Bondi.
In occasione del restyling, l’artista ha realizzato un lavoro che interpretasse (attraverso la pittura e la scultura, strumenti espressivi a lui consoni) il caratteristico pugnale della griffe italiana, nota in tutto il mondo.
Una produttiva collaborazione fra il pittore e scultore toscano, la committenza (l’azienda Paciotti, proprietaria del grande show room su più livelli nel centro città) e l’architetto Marco Lucchi (esperto in progettazione di locali dedicati all’entertainment in Italia ed all’Estero), che ha già firmato le altre boutiques Paciotti nel mondo.
Nasce,quindi, dalla sinergia committente-architetto-artista la nuova grande opera di Moreno Bondi: “Pegaso” è un’imponente tela di lino (altezza cm. 150, larghezza cm. 250, rappresentante un centauro alato pronto spiccare il volo) dipinta ad olio secondo la tecnica caravaggesca (di cui Bondi – titolare della cattedra di Tecniche Pittoriche in Accademia di Belle Arti a Roma – è esperto), sulla quale è inserito un grande scudo (diametro c.a. cm.80) e il logo dello stilista, realizzati in marmo Statuario di Carrara.
Appositamente progettata per la griffe italiana (che ha fra gli estimatori grandi nomi del jet set internazionale: Cameron Diaz, Joaquin Cortez, Eva Longoria, Alicia Keis, Eva Mendes, Sylvester Stallone, Anastacia, Laura Pausini, Nelly Furtado, Paris Hilton, John Legend, Riky Martin), quest’opera inedita propone un connubio unico di tecniche appartenenti alla grande tradizione dell’arte italiana (pittura e scultura), reinterpretate alla luce della modernità.
«La collaborazione – spiega Bondi – ripropone con attualità l’antico fecondo dialogo fra arte ed architettura che esorta alle grandi opere integrate in spazi pubblici. Il connubio viene reso possibile solo quando la committenza si mostri sensibile, l’architetto conosca le potenzialità offerte da pittura e scultura, l’artista sia disposto all’interpretazione del progetto restando fedele alla propria poetica».
Il risultato (di forte impatto visivo ed emotivo) dimostra come oggi l’arte – senza indulgere nello sterile decoro o nella facile autoreferenzialità – possa e debba ritrovare un ruolo sociale ed una valenza estetica anche grazie all’elaborazione architettonica.
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