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Meret Oppenheim, “Ritratto con tatuaggi”, 1980, Sagoma e Spray su foto, 29,5x21 cm. Courtesy Kunstmuseum Bern, Hermann e Margrit Rupf Stiftung

L’OCCHIO DI MERET OPPENHEIM

Alla kunst Merano arte un’articolata proposta espositiva documenta la poliedrica carriera e la grande personalità dell’artista svizzera scomparsa nel 1985, attraverso disegni, oggetti, schizzi, dipinti ad olio, poesie, lettere e fotografie

a cura di Angelo Pinti, il 02/10/2008

A Meret Oppenheim (1913-1985), donna e artista straordinaria, la galleria kunst Merano arte dedica una bella retrospettiva che inaugura venerdì 3 ottobre e resterà aperta al pubblico fino all’11 gennaio 2009. L’esposizione, realizzata grazie al patrocinio della Fondazione della Cassa di Risparmio, è una collaborazione con il Kunstmuseum di Berna, la Galleria Thomas Levy di Amburgo, alcuni collezionisti privati e la Galleria Edizioni Periferia di Lucerna.

La produzione di Oppenheim presentata attraverso le sue tematiche principali

Curata da Valerio Dehò con l’assistenza di Jutta Telser, la mostra (“L’occhio di Meret Oppenheim”) vuole presentare una sezione trasversale dell’opera dell’artista svizzera, la più ampia possibile. La produzione di Oppenheim sarà presentata attraverso le tematiche principali affrontate, che rendono comprensibili il suo sviluppo artistico e personale.

In mostra opere dagli anni ’60 al 1985, una selezione di liriche, lettere inedite

Verranno esposti i lavori degli ultimi 20 anni della sua attività, dagli anni ‘60 fino al 1985. Con più di 60 opere, tra cui disegni, oggetti, schizzi, dipinti ad olio, la mostra presenta in prevalenza le analisi delle teorie di Jung sui sogni e sugli archetipi, che sono indispensabili per la comprensione artistica del Surrealismo. Una selezione di poesie tratte dalla sua vasta opera letteraria, il carteggio epistolare intrattenuto con il regista parigino Georges Goldfayn, mai pubblicato prima d’ora, le foto di Man Ray e i documentari creano un’immagine completa di questa straordinaria e lungimirante artista.

La sezione dei documentari e il catalogo della mostra

Meret Oppenheim, “Eichhörnchen | Scoiattolo”, 1969. Bicchiere di birra, espanso, pelo

Per approfondire ancora di più questo ritratto trasversale dell’artista, è stata realizzata una sezione particolare dedicata ai documentari che a partire dai primi anni ’80 sono stati dedicati all’artista:
Imago. Meret Oppenheim, Pamela Robertson-Pearce, Anselm Spoerri, Film, 90 min, 1988
Meret Oppenheim im Gespräch mit Frank A. Meyer, in: Vis-à-vis, 31.8.1983. Schweizer Fernsehen DRS, 60 min, 1983
Frühstück im Pelz, Christina von Braun, eine Produktion des NDR Hamburg, 1978, 45 min
Meret L'Insoumise. Ausstellung der Berner Kunsthalle, 1984, 15 min
Heut will ich meine Schatten begrüßen. Zum Tod von Meret Oppenheim. Ein Bericht von Susanne Offenbach. Eine Produktion des Südfunks Stuttgart, 1985, 10 min

Inoltre verrà pubblicato un catalogo con testi di Valerio Dehò (Bologna), Therese Bhattacharya-Stettler (Kunstmuseum Berna), Christiane Meyer-Thoss (Francoforte) e Arturo Schwarz (Milano), edito da Skarabaeus Verlag Innsbruck Bolzano Vienna.

Il trasferimento a Parigi e l’adesione al circolo dei surrealisti

Nata nel 1913 a Berlino da padre tedesco e madre svizzera, ha trascorso gran parte della giovinezza dai nonni materni nel Giura bernese. Nel 1932 si trasferisce a Parigi per diventare artista. Partecipe del circolo dei surrealisti rimarrà sempre fedele alla sua arte in nome di un proprio sviluppo personale.
A Parigi incontra diverse personalità artistiche come Pablo Picasso, Max Ernst e Man Ray, con cui non condivise solo le idee artistiche, ma per cui fu anche modella e musa, come nel caso di Man Ray che la rese famosa attraverso i suoi ritratti.

La sua opera “Le Déjeneur en fourrure” subito acquistata dal MoMA

Giacometti e Jean Arp la invitarono a partecipare al “Salon des Surindépendants”, dove esporrà anche successivamente. Nel 1936 realizza la sua opera più celebre “Le Déjeneur en fourrure” che verrà subito acquistata dal MoMA di New York e che la consacrerà a icona del Surrealismo, ma da cui l’artista presto si separò.
L’improvvisa notorietà e l’incredibile fama artistica furono infatti seguite da ben 18 anni di crisi artistica e depressiva.

Prende parte alla polemica femminista ma respinge l’idea di un’arte femminile

Meret Oppenheim, “Traccia collezione Ultramobile”, riproduzione industriale, 1972. Fusione di bronzo con piano rifinito in foglia d'oro zecchino 24 carati, 68x53x65 cm. Courtesy Simon ® Brand of Design d'Autore. Photocredit Mirozagnoli-Milano

Tornata a Basilea, dopo il soggiorno parigino la Oppenheim prende contatto il Gruppo 33 e con l’Alleanza di cui diventerà membro. Nel 1945 incontra il commerciante Wolfgang la Roche, che sposerà nel 1949 e con cui vivrà a Berna.
Nel 1967 Pontus Hulten e il Modena Museet di Stoccolma le dedicano la sua prima importante retrospettiva. Negli anni ’70 partecipa all’accesa polemica femminista, difendendo la donna e il suo ruolo, ma respingendo l’idea di un’arte femminile.
Nel 1982 partecipa alla 7a edizione della Documenta di Kassel e vince il premio della città di Berlino. Nel 1983, in occasione del suo settantesimo compleanno, la città di Berna costruisce una fontana su un suo disegno. Meret morirà il 15 novembre 1985 per un infarto il giorno dell’inaugurazione della sua ultima mostra.

La tendenza a sperimentare e l’assimilazione delle teorie di C.G. Jung

Meret Oppenheim e le sue opere non si lasciano ridurre o inserire in semplici categorie. Non vuole essere né modella né musa e men che meno insegna del Surrealismo. La Oppenheim cerca la sua strada, non vuole e non può indirizzarsi in un’unica direzione tematico-formale. Durante la sua carriera artistica sperimenta diverse tecniche, realizzando dipinti ad olio, assemblages, collages e oggetti di diversa fattura e materiali. Dipinge, fotografa, rielabora immagini e compone poesie.

Il padre medico la introduce alle teorie psicologiche e all’interpretazione dei sogni di C.G. Jung e Meret Oppenheim sogna e registra la sua attività onirica già a partire dall’età di 14 anni. I simboli dell’inconscio sono dunque le fondamenta delle sue creazioni artistiche, sono il linguaggio con cui si esprime nelle sue opere e poesie.

Leggi il testo critico di Valerio Dehò

    Scheda Tecnica

  • “L’occhio di Meret Oppenheim”. Mostra retrospettiva
    dal 4 ottobre 2008 all’11 gennaio 2009
    Inaugurazione: venerdì 3 ottobre, ore 20
  • Curatore:
    Valerio Dehò (assistente curatore Jutta Telser)
  • kunst Merano arte - edificio Cassa di Risparmio
    Merano, Portici 163
  • Orario d’apertura:
    mar-dom, ore 10-18
  • Biglietti:
    Intero € 4,50; ridotto (anziani, studenti e gruppi) € 3
    Visite Giudate € 2; ridotto € 1,50 (solo su prenotazione)
  • Organizzazione:
    kunst Merano arte
  • Catalogo:
    Skarabaeus Verlag Innsbruck Bolzano Vienna
    con testi di Valerio Dehò (Bologna), Therese Bhattacharya-Stettler (Kunstmuseum Berna), Christiane Meyer-Thoss (Francoforte) e Arturo Schwarz (Milano)
    ISBN: 9783708232584
  • Info:
    Tel. (+39) 0473 212643
    info@kunstmeranoarte.org
    kunst Merano arte

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