Mostre » Mauro Staccioli al “Pecci” di Prato

Mauro Staccioli, “Bufra”, 2004, fotografia

Mauro Staccioli al “Pecci” di Prato

Nella mostra “Pensare la scultura”, riunita per la prima volta l’attività progettuale dell’artista

a cura di David Bernacchioni, il 31/10/2008

Disegni, bozzetti e modelli preparatori realizzati da Mauro Staccioli per i “grandi segni costruiti” che lo scultore toscano ha realizzato in tutto il mondo, dall’Italia alla Corea, dagli Stati Uniti ad Israele, nel corso di quarant’anni di attività. È questa l’originale proposta espositiva di “Mauro Staccioli: pensare la scultura”, la mostra curata da Marco Bazzini che inaugura sabato 1 novembre al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, vent’anni dopo la realizzazione di “Scultura Prato”, divenuta nel tempo una delle icone distintive della città.

La pratica della scultura come risultato dell’interazione fra opera e ambiente

Mauro Staccioli, “Rotonda della besana”, 1987, progetto definitivo per l'installazione, grafite e pastello si carta da lucido, mm 330x210

Si parlava di originalità: l’esposizione del “Pecci” si caratterizza infatti per essere la prima in assoluto a riunire l’attività progettuale di Mauro Staccioli, artista da tempo consacrato a livello internazionale.
Dalla fine degli anni Sessanta, Staccioli ha formulato una personale concezione ambientale dell’opera scultorea, chiamata ad interagire con lo spazio fisico per cui è destinata e per cui viene ideata. Per Staccioli la pratica della scultura risulta, dall’incontro, dal dialogo, dall’interazione fra l’opera e l’ambiente, giacché come afferma lo stesso artista: “creare scultura significa esistere in un luogo”.

Staccioli come un architetto: lo studio dietro il “disegno dell’idea”

Prima di ogni edificazione un intenso processo di studio, pari a quello di un architetto, caratterizza la ricerca del segno nello spazio mentale dell’immaginazione.
«Il disegno dell’idea – ha dichiarato l’artista – comporta una pratica di ricerca attraverso l’immagine. Il disegno rappresenta un’idea prima di tutto; è l’immagine di qualcosa che dovrà essere: la scultura, l’oggetto fisico».

Una nuova dimensione fatta di varianti e ipotesi scultoree mai realizzate

Mauro Staccioli, “Monticello '88”, studi, grafite e pastello su carta lucido, mm 115x165

Andare ad indagare questi “luoghi del pensiero” in cui sono presenti varianti e ipotesi mai realizzate rispetto alla scultura successivamente “edificata”, così come la prefigurazione in scala del suo stare in loco, apre una nuova dimensione su quella complessità di relazioni che la semplice forma, caratteristica di tutte le realizzazioni dell’artista, intrattiene con l’ambiente.

La monografia di Corraini, con testi di Gillo Dorfles, Luca Massimo Barbero e Marco Bazzini

In occasione della mostra sarà realizzato dall’editore Corraini di Mantova una monografia in cui saranno raccolti tutti i progetti realizzati dall’artista con contribuiti critici di Luca Massimo Barbero, Marco Bazzini e un’introduzione di Gillo Dorfles.

    Scheda Tecnica

  • “Mauro Staccioli: pensare la scultura”
    dall’1 novembre 2008 all’11 gennaio 2009
    Inaugurazione: sabato 1 novembre 2008, ore 18
  • Curatore:
    Marco Bazzini
  • Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci - Sale espositive CID/Arti Visive
    Prato, Viale della Repubblica 277
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 10-19; mar chiuso
  • Monografia:
    Corraini (Mantova), con introduzione di Gillo Dorfles e testi critici di Luca Massimo Barbero e Marco Bazzini
  • Info:
    Tel. (+39) 0574 5317 - Fax (+39) 0574 531901
    info@centropecci.it
    Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader

Articoli correlati

a cura di Redazione, il 31/10/2008

La scultura ambientale di Mauro Staccioli

Mauro Staccioli è nato a Volterra nel 1937 e si è diplomato presso il locale Istituto d’arte nel 1954. A partire dagli anni ’60 l’attività di Staccioli si concentra sulla scultura con una forte connotazione ambientale dove fondamentale risulta il legame tra opera e spazio fisico....