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Andy Warhol: vent’anni fa moriva il padre della Pop Art

Nell'anniversario della scomparsa, il ricordo ancora vivissimo di una figura centrale per lo sviluppo dell’arte contemporanea e dell’immaginario collettivo del XX secolo

a cura di Redazione, il 22/02/2007

Era il 22 febbraio 1987 quando il mondo dell’arte venne scosso dalla notizia della scomparsa di Andy Warhol, non ancora sessantenne, a causa di una banale operazione chirurgica alla cistifellea. Così muoiono anche i miti, banale ma incontrovertibile. Come il fatto che i grandi artisti non muoiano mai del tutto, perché molto di loro – ma si potrebbe dire: ciò che più conta – resta nelle opere che hanno realizzato. E non c’è dubbio che il padre della Pop Art abbia rappresentato una figura centrale per lo sviluppo dell’arte contemporanea e dell’immaginario collettivo nella seconda metà del XX secolo, lasciando un’eredità ancora oggi viva e fertile.

L'incontro con i pionieri della Pop Arte e le serigrafie che lo resero celebre

Nato a Pittsburgh il 6 agosto 1927 come Andrew Warhola (ma sia la data che il luogo restano dubbi), figlio di immigranti dell’Europa dell’est, “diventò” Andy Warhol dopo essersi trasferito a New York. Negli anni ‘50 venne in contatto con vari pionieri della Pop Art americana, fra i quali il gallerista Leo Castelli che lo introdusse presso altri artisti d’avanguardia. Nei primi anni ’60 realizzò le bottiglie della “Coca-Cola” e le lattine della “Campbell’s Soup”, ma furono le serigrafie a imporlo come fenomeno planetario, con i celebri ritratti di Marylin Monroe, Jacqueline Kennedy, Elizabeth Taylor, Mao, realizzati con l’aiuto di amici e collaboratori della “Factory”, lo studio fondato nel 1963 che divenne anche un punto di riferimento per gli artisti e gli intellettuali newyorkesi dell’epoca, manifesto vivente di una peculiare visione dell’arte.

Il concetto di non-individualizzazione e l'impegno anche in ambito non figurativo

Al concetto della non-individualizzazione si ispirerà l’attività degli anni ’70, quando Warhol cominciò a produrre articoli di massa, ovvero “commercio invece di arte”, secondo le sue stesse parole. Degli anni ’80 è la collaborazione con gli artisti-amici Keith Haring, Jean-Michel Basquiat e Francesco Clemente.
Ma il genio di Warhol si espresse anche in ambiti diversi dal figurativo, influenzando il cinema (produsse oltre 60 film sperimentali nello spazio di un lustro, fra corto e lungometraggi) e perfino la musica popolare, attraverso la creazione dei Velvet Underground (1966), gruppo rock seminale nel quale militò anche Lou Reed.
Insomma un grande, Andy Warhol, e soprattutto un maestro, la cui statura è testimoniata dalla profonda influenza che la sua opera continua ad esercitare sulle nuove generazioni di artisti.

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