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Bigas Luna, “Ninot para amaya”

BIGAS LUNA. Ninots

A Torino, una mostra curata da Luca Beatrice svela il percorso nelle arti visive del regista diventato famoso per “Le età di Lulù”

a cura di David Bernacchioni, il 22/01/2009

Regista cinematografico noto a livello internazionale, ma anche impegnato artista visivo, Bigas Luna torna in Italia con l’esposizione più completa finora realizzata, che ne mostra l’intera gamma di linguaggi espressivi in un progetto concepito appositamente per Marena Rooms Gallery di Torino e curato da Luca Beatrice. Il corpo principale della mostra, che inaugura giovedì 5 febbraio, è costituito dalle opere su carta. Protagonisti, i “Ninots” (pupazzi, da cui il titolo), una sorta di elemento chiave, il motivo conduttore, dell’immaginario visivo di Bigas Luna.

Pupazzi dal timbro surrealista, creati con uno strano pennello “vegetale”

Bigas Luna utilizza qualsiasi foglio per tratteggiare questi strani personaggi, un po’ come faceva il pittore tedesco Martin Kippenberger nei disegni delle stanze d’hotel. Pupazzi dal timbro surrealista, vengono fuori dallo strano pennello “vegetale” di Bigas Luna (il gambo di un cipollotto) seguendo una sorta di automatismo psichico. Accanto all’immagine compare la scrittura, frasi tronche, appunti, pensieri, idee.

Nei video la versione pagana e religiosa del nutrimento dal seno materno

Un altro mezzo tipico è quello del video, che pur conservando la struttura del cinema, si propone di evidenziare un solo concetto ed esperirlo nella brevità del linguaggio. Marena Rooms Gallery presenta i quattro lavori video più conosciuti di Bigas Luna: “Mamador Molar”, “Collar de Moscas”, quasi una citazione da Bunuel, “Allattatrices” e “Virgen Lactatio”, duplice versione, pagana e religiosa, del nutrimento dal seno materno, vera e propria ossessione nella poetica luniana.

Le quattro fotografie di grande formato: il rapporto tra cibo, corpo, cultura e creatività

Bigas Luna, “Ninot Porro”

I video sono accompagnati da quattro fotografie di grande formato della serie “Personatges” e da un’installazione che riprende “La mesa de l’ultima cena”. Il rapporto tra cibo, corpo, cultura e creatività è infatti un altro punto focale per il regista catalano, che ci invita a considerare tutti i sensi della nostra percezione. Sollecitando l’aspetto rituale della conoscenza, si potrebbe infine dire che quella di Bigas Luna è un’arte dove lo sguardo serve per gustare e la bocca per conoscere.

Bigas Luna e l’arte contemporanea: uno sbocco creativo fin dagli anni ‘60

Nato a Barcellona nel 1946, Juan José Bigas Luna è considerato uno dei più importanti autori del cinema spagnolo.
Dopo essersi occupato di giornalismo e di letteratura erotica, dall’inizio degli anni sessanta “scopre” l’arte concettuale e il video, quindi successivamente il disegno e la pittura. Nel suo caso si può parlare non solo di passione, ma di un vero e proprio percorso parallelo nelle arti visive, come testimoniano le numerose mostre in musei e gallerie, le installazioni, le performance, i video.

Il suo cinema incentrato su tematiche quali feticismo, monomania ed erotismo

È nota a tutti la sua carriera di regista. Bigas Luna esordisce nel cinema nel 1978 con “La chiamavano Bilbao” dove già emergono tematiche a lui care, come feticismo, monomania, erotismo.
Il suo capolavoro è “Le età di Lulù” , tratto dall’omonimo romanzo “scandalo” di Almudena Grandes (1990), mentre è del 1992 la pellicola che gli conferisce notorietà e fama internazionale, “Prosciutto Prosciutto”, con Anna Galiena, Penélope Cruz e Stefania Sandrelli, vincitrice del Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia.
Altri successi, “Uova d’oro”, (1993) con Alessandro Gassman, “La Teta y la Luna” (1994) e “Bambola” con una conturbante Valeria Marini (1996).

Bigas Luna, “Mamador Molar”, video still

Con Luna prosegue la tradizione folle e geniale di Luis Buñuel e Salvador Dalì

Il suo cinema visionario, barocco e iperrealista, gli ha fornito un importante bagaglio di immagini e suggestioni convogliate poi nell’arte visiva. Bigas Luna prosegue in quella tradizione folle e geniale della cultura spagnola che ha tra i capostipiti Luis Buñuel e Salvador Dalì. In ogni caso, da quando ha “scoperto” l’arte contemporanea Luna ha messo insieme progetti articolati e complessi, come testimonia “Ingestum”, l’antologica realizzata nel 2008 all’IVAM di Valencia, uno dei musei spagnoli più importanti.

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