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Robert Mapplethorpe, Ajitto, 1981. Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation

ROBERT MAPPLETHORPE alla Galleria dell’Accademia di Firenze

Le fotografie di Mapplethorpe nel museo di Michelangelo, il tempio della Forma. Una grande mostra che intende illustrare un teorema preciso: non esiste una vera rottura fra arte classica e arte contemporanea

a cura di Valentina Redditi, il 12/03/2009

Firenze si appresta ad accogliere un grande evento espositivo, denso di significati e contenuti a dir poco suggestivi. Dal 26 maggio 2009 al 10 gennaio 2010, a vent’anni dalla sua scomparsa (Robert Mapplethorpe, Long Island, 4 novembre 1946 – Boston, 9 marzo 1989) la Galleria dell’Accademia di Firenze, in collaborazione con la Fondazione Mapplethorpe, celebreranno il talento del grande artista statunitense con la mostra “Perfezione nella Forma”: 91 immagini per la prima volta accostate alla più emblematica delle icone rinascimentali, Michelangelo.

L’affascinante “confronto artistico” tra Mapplethorpe e Michelangelo

Le studiate pose di Lisa, Lydia, Ken, Tyler, Thomas, Ajitto evidenziano un procedimento costruttivo di tipo scultoreo e in tal senso rimandano al David e ai capolavori della pittura fiorentina. Tra corpo umano e natura morta, due mondi dialogano oltre il tempo, lo spazio, le culture. Il Novecento cerca risposte nella civiltà dell’Umanesimo.

“I am looking for perfection in form”

Citare Michelangelo e l’arte del Rinascimento a proposito di Mapplethorpe è tutt’altro che una novità. Molti si fermano alla somiglianza occasionale e del tutto esteriore di posizioni, muscoli e forme, ma l’analogia vera consiste nell’istanza profonda che spinge all’atto creativo, nel bisogno di dominare la natura attraverso una regola imposta, svincolata dal punto di vista emotivo od ottico dell’artista. “My work is about order”, ha detto Mapplethorpe. Aggiungendo: “I am looking for perfection in form".

Robert Mapplethorpe, Andy Warhol, 1986. Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation

Il teorema della mostra: non esiste una vera rottura fra arte classica e arte contemporanea

Queste considerazioni conducono al teorema che sta alla base della mostra curata da Franca Falletti e Jonathan Nelson, l’assunto che ne fornisce la chiave di lettura: non esiste una vera rottura fra arte classica e arte contemporanea. Esistono invece fasi storiche (e il Novecento lo è) in cui i cambiamenti nel modo di concepire e di percepire la creazione artistica sono più veloci e radicali. E tuttavia, continuano a rimanere vive delle linee di continuità in relazione alle quali i grandi artisti del passato e quelli dell’oggi (il passato di domani) sono sempre in grado di trovare un linguaggio comune, pur nella diversa sensibilità.

Il tema della forma e della sua relazione con l’Idea in essa contenuta

Di conseguenza, la scelta delle opere da esporre si è indirizzata verso le fotografie in cui l’artista esprime meglio la sua sensibilità classica nella costruzione di una forma astratta e sintetica, espressione in sé di perfezione. La mostra offre quindi l’opportunità di riflettere ancora una volta su un tema fondamentale per gli artisti di tutti i tempi e in particolare per Michelangelo, verso cui Mapplethorpe dimostrò sempre grande interesse: il tema della forma e della sua relazione con l’Idea in essa contenuta.

Robert Mapplethorpe, Lisa Lyon, 1982. Copyright © Robert Mapplethorpe Foundation

Le opere suddivise in cinque sezioni espositive

Le fotografie sono raccolte in cinque sezioni, quattro nell’area della mostra, una dislocata nel Museo. Ogni sezione affronta un aspetto dell’unico grande tema della Forma intesa come valore a sé, scissa sia dal contenuto oggettivo, cioè dal soggetto rappresentato, sia dal contenuto soggettivo, cioè dal carico di esperienza personale (emotiva, cognitiva o quant’altro), che si veicola attraverso l’immagine: la Forma scultorea, la geometria della Forma, la Forma e il suo doppio, il frammento come Forma.

I capolavori di Michelangelo

Alle 91 opere di Mapplethorpe se ne affiancano alcune di Michelangelo (quattro disegni e un bozzetto, oltre al David, ai quattro Prigioni e il dipinto Venere e Amore) e il Ratto delle Sabine del Giambologna.

Ad affiancare Michelangelo e Mapplethorpe, anche lavori di Marden, Ray, Spalletti e Warhol

Completano l’esposizione alcune opere di artisti cui Mapplethorpe fa riferimento nel corso della sua vita e del suo lavoro (Brice Marden, Man Ray, Ettore Spalletti e Andy Warhol).

Scheda tecnica

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