
Anthony McCall, “Between You and I”, 2006. Installation view at Peer/The Round Chapel, London, 2006. Photo by Hugh Glendinning
a cura di Valentina Redditi, il 16/03/2009
Si chiamano Solid Light Films (film di luce solida) e dimostrano la pratica multi-disciplinare di Anthony McCall, nella quale installazione, film, scultura e performance si sovrappongono e creano un dialogo con lo spazio circostante. Queste straordinarie sculture di luce saranno al centro della mostra “BREATH [the vertical works]”, ospitata dal 20 marzo al 21 giugno 2009 dall’Hangar Bicocca di Milano, una delle pochissime sedi espositive al mondo che per le sue dimensioni possa ospitare una serie di queste installazioni.
Le opere esposte sono proiezioni verticali in gran parte inedite e prodotte tra il 2004 e il 2009: “Breath I” e “Breath II” (2004), “Breath III” (2005), “Between You and I” (2006), “Coupling” (2009) e, concepita e prodotta espressamente per Hangar Bicocca, “Meeting you Halfway” (2009).

Anthony McCall, “Between You and I”, 2006. Installation view at Peer/The Round Chapel, London, 2006. Photo by Hugh Glendinning
L’artista, nato in Inghilterra nel 1946 e residente a New York dal 1973, inizia a lavorare con la performance e con il film nei primi anni ‘70, inizialmente con una serie di performance all’aperto dove il fuoco è usato come materiale scultoreo, ad esempio nell’opera intitolata “Landscape for Fire” (1972); successivamente con i Solid Light Films per i quali l’artista è oggi considerato uno dei più importanti rappresentanti del cinema avant-garde londinese degli anni ’70.
“Line Describing a Cone” (1973) è il primo della serie dei Solid Light Films, concepito nel momento in cui l’artista, studiando la meccanica di proiezione della pellicola, osserva che il fascio di luce presenta un volume tridimensionale prima di essere trasformato in due dimensioni sullo schermo. I film di luce solida sono quindi semplici proiezioni che esaltano le qualità scultoree e volumetriche del fascio luminoso.
In uno spazio oscurato e riempito di foschia, le proiezioni generano l’illusione della tridimensione attraverso figure astratte, ellissi, onde e superfici piane che gradualmente si espandono, si contraggono o accarezzano lo spazio – come pareti architettoniche effimere. In queste installazioni, l’artista scompone lo strumento cinematografico riducendo la pellicola alle parziali componenti temporali e visive, rimuovendo interamente lo schermo come superficie prescritta per la proiezione. In questo modo le opere modificano il rapporto tra pubblico e film, trasformando i visitatori in partecipanti e permettendo loro di intersecare e alterare le forme effimere.
Lavorando oggi con il digitale piuttosto che con la pellicola, l’artista ha rielaborato il concetto di base del suo primo film per ottenere opere che si possono precisamente catalogare tra scultura e cinema. Scultura perché le forme occupano uno spazio tridimensionale e come tali possono essere fruite solo aggirandole o attraversandole; cinema perché le forme e gli spazi sono fatti di luce proiettata, che lentamente cambia con lo scorrere del tempo.
Prima del 2004 McCall ha utilizzato esclusivamente forme orizzontali. «Ma – spiega l’artista – c’è una grande differenza nel rapportarci a installazioni verticali od orizzontali: nelle forme orizzontali lo spettatore si muove intorno e attraverso ogni singola parte dell’oggetto proiettato e la sorgente luminosa è al livello degli occhi; le forme verticali invece si elevano verso l’alto, fino a cinque volte la nostra altezza, perciò l’osservatore può occupare soltanto la parte inferiore della scultura e guardare il tunnel di luce sopra di sé. In entrambi i casi, le membrane di luce, e quindi anche gli spazi creati da quella luce, sono visibili grazie ai movimenti della foschia e alle spirali che talvolta si formano e che guidano l’occhio fino al punto in cui svaniscono nella lente del proiettore».
Un rinnovato interesse per il lavoro di Anthony McCall è evidente nella presenza di sue opere in una moltitudine crescente di mostre in musei e gallerie a livello internazionale: Whitney Museum, New York (2001-02); Museum Moderner Kunst, Vienna (2003-04); Tate Britain, Londra (2004); Hayward Gallery, Londra (2004); Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Barcellona (2005); Museum für Moderne Kunst, Francoforte (2006); Kunsthaus Zürich, Zurigo (2006); Hamburger Bahnhof, Berlino (2006-07); Hirshhorn Museum, Washington (2008); Museum of Modern Art, New York (2008). Più recentemente e con grande successo è stata presentata la retrospettiva Anthony McCall: Elements for a Retrospective al Musée de Rochechouart, Francia (2007) poi alla Serpentine Gallery di Londra (2007-08) e infine allo Utzon Center, Aalborg in Danimarca (2008-09).
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato con testo critico di Hal Foster, pubblicato da Edizioni Corraini, Mantova e disponibile da aprile 2009.