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Una delle molte versioni della celebre Poltrona Proust

SPECIAL / "Poltrona Proust", da trent'anni in prima fila

La suggestiva storia della celebre seduta che Alessandro Mendini ha dedicato a Marcel Proust

a cura di Redazione, il 09/01/2010

La storia della Poltrona Proust ha inizio, nel 1976, quando Alessandro Mendini insieme a Francesco Binfaré del centro studi Cassina pensò di realizzare per Cassina un "tessuto di Proust" andando a visitare i luoghi di Marcel Proust per trarre stimoli in proposito. L'idea era di arrivare all'immagine di una superficie, e successivamente alla forma di un oggetto, partendo per via letteraria. Questo progetto non ebbe seguito, ma l’idea rimase interessante: leggere e indagare il mondo visivo e oggettuale di Proust, pensando poi di realizzare una poltrona, una “poltrona di Proust”. Così, come altre volte aveva immaginato una "sedia di Giotto" o un "tavolo di Cezanne", per Proust Mendini si riferiva da un lato alle sue descrizioni di luogo e di tempo, al suo infinito gioco sulla memoria, dall'altro all'ambiente pittorico dell'impressionismo, del divisionismo e del puntinismo.

Un oggetto culturalmente valido partendo da un ‘falso’

Allo scopo trovò un valido ready made in una poltrona di forma settecentesca, e alcuni particolari di quadri di Signac, rappresentanti dei prati, combinati assieme come una texture che invade tutta la poltrona, nelle parti in stoffa e su quelle in legno, disfacendone la forma in una specie di nebulosa. Oltre all'idea di ottenere un pezzo di design partendo da un input improprio al normale iter progettuale, Mendini voleva anche fare un oggetto culturalmente valido partendo da un falso, perché il redesign in questione è compiuto su una poltrona kitsch, tuttora prodotta in serie "finto antica".

La prima "poltrona di Proust" realizzata nel 1978

Latente al progetto c’era poi un'ipotesi di lavoro più generale e vasta, affrontata in seguito con la realizzazione di "Interno di un interno" alla galleria Dilmos a Milano nel 1991 dove delle texture puntiniste sono utilizzate per ottenere oggetti, architetture e pitture pulviscolari e irreali, quasi dei miraggi energetici adatti ad ambienti meditativi e immateriali. La prima "poltrona di Proust" fu realizzata nel 1978, quale elemento fra altri nella "Sala del Secolo", con pezzi costruiti anche da Alchimia (Palazzo dei Diamanti a Ferrara, "Incontri ravvicinati di architettura" con Andrea Branzi e Ettore Sottsass). Nello stesso anno quella sala fu portata alla Biennale di Venezia di Paolo Portoghesi. Mendini aveva acquistato il fusto nel Veneto, in un viaggio con Sandro Guerriero, e lo aveva fatto decorare a mano a pennello in colori acrilici da due giovani abili pittori, Prospero Rasulo e Pier Antonio Volpini. Questa prima poltrona venne acquistata da Cinzia Ruggeri presso Alchimia, ed ora fa parte da vari anni della collezione di Guido Antonello a Milano.

L'architetto e designer Alessandro Mendini (foto sito web Saci Gallery, Firenze)

Dal ’79 all’87 realizzati poco più di quindici modelli

Dopo il primo esemplare, se ne fecero alcuni altri, e la poltrona fu inclusa nel catalogo Bau-Haus 1° di Alchimia (1979). In seguito iniziò a decorarla a mano Franco Migliaccio, un bravissimo pittore e critico d’arte di Milano su fusti di legno grezzo e tela bianca fabbricati in Lombardia e qualche volta la stoffa è cambiata, così come la forma della seduta ed i colori da stoffa anziché acrilici. Da allora fino al 1987 Alchimia ne ha realizzate, forse dipinte da altri, quindici o più con l'ipotesi che era ed è quella di rifarle senza mai numerarle ma mettendo loro la data e Mendini ne ho firmate e datate alcune, sulla parte interna del fusto di legno al centro, a metà delle gambe anteriori.

La celebre poltrona acquistata da musei, gallerie e collezionisti di tutto il mondo

Vendute da Alchimia in luoghi e a costi diversi, si sa che una è al Museo d'Arti Applicate di Gand in Belgio, due sono al Museo di Groningen in Olanda, una è al Kunstmuseum di Düsseldorf-Im-Ehrenhof, una al Museum fur Angewandte Kunst di Vienna, una al Vitra Design Museum di Weil-am-Rhein, una al Die Neue Sammlung di Norimberga; una è stata acquistata da Sidney Lewis, collezionista americano. La poltrona è stata acquistata anche da alcune gallerie: Rocca 6, Torino; Paola e Rossella Colombari, Milano; Yves Gastou, Parigi; Art & Industry, New York; Grace Design, Dallas; Kaess-Weiss, Stoccarda; Made In, Düsseldorf; Magazzini Seibu di Tokyo, e presentata ovunque in molte altre occasioni. Inoltre è stata battuta alle aste da Christies a Londra.

La mostra fiorentina del 1980

Nel 1980 fu fatta una mostra "Poltrona di Proust" presso "Memorie e Luoghi del XX Secolo"di Firenze con i disegni e i collages dell'oggetto e della stoffa. Vari schizzi preparatori sono di proprietà del Groninger Museum. Mentre Mendini possiede nella sua casa di campagna una serie di schizzi di quel tempo, forse in un album.

Lo stop di Mendini alla produzione

Nel 1981 Mendini progettò appositamente tre poltrone per l'installazione "Robot Sentimentale", realizzata con Alchimia nello show-room di Milano della ditta di mobili per ufficio MIM. In quella occasione furono fatte apposta tre poltrone. Nel 1984 la Zabro (Alchimia-Zanotta) realizzò su sua indicazione alcune poltrone di Proust verniciate in finto bronzo, variante chiara e scura. All'inizio del 1988 combinò con Alchimia l’interruzione della produzione delle poltrone perché vedeva che senza il personale intervento e verifica pezzo per pezzo di Mendini, esse subivano trasformazioni eccessive nella texture generale, nelle singole pennellate e nei colori, pertanto eventuali poltrone realizzate in Italia e all'estero con immagine errata, e specialmente fino a tale periodo, sono da considerare false.

Alessandro Mendini. Poltrona Proust

Dal 1989 Mendini di nuovo responsabile diretto sulla produzione

Nel 1989 Mendini ha ripreso diretta responsabilità sulla produzione della poltrona e nel 1991, per "Interno di un interno", è stato realizzato un lungo divano e due versioni di poltrona in bronzo (Fonderia Artistica Corti) e una in ceramica grande al vero (Paolo Bertozzi e Stefano Del Monte Casoni) ora di proprietà del museo di Groningen. In tale occasione sono stati fatti con criterio puntinista vari mobili, oggetti, tessuti e abiti.

Le "Poltrone di Proust" realizzate esclusivamente dall’Atelier Mendini

All’inizio del 2001 vengono realizzate da Paolo Bertozzi e Stefano Del Monte Casoni altre 12 poltrone in ceramica (totale 9 più 4 prove d’autore). Ora le "Poltrone di Proust" continuano ad essere realizzate solo dentro all’Atelier Mendini anche con continue varianti (di texture e di colore), ciascuna sotto il diretto controllo dell’architetto, che le firma, le data e le autentica, esse fanno parte della “Produzione Storica” dell’Atelier, oppure sono di proprietà dell’architetto Mendini.

Una poltrona apposita è stata fatta nel 1999 per uno spettacolo di Bob Wilson (proprietà Wilson); una è stata fatta nel 1998 in decorazione mimetica per la collezione Ecomimetico assieme con Prospero Rasulo, nello stesso anno ne è stata realizzata un’altra per lo spettacolo teatrale ”La Lupa” di Giovanni Verga, presentato in alcuni teatri italiani con drammatici colori rossi e neri; una ha nome “Poltrona di Mozart”, è stata pensata per una performance musicale a Verona, con pennellate di grandissima dimensione.

Ogni poltrona ha una sua genesi e una sua storia

L’attuale ciclo di poltrone è realizzata prevalentemente dalla nipote di Mendini, Claudia, pittrice, che interpreta di volta in volta con sensibilità discutendo con l’autore i vari casi. In effetti, ogni poltrona ha una sua genesi e una sua storia. La ditta Cappellini, poi, ha in catalogo dal 1994 una “Poltrona di Proust” realizzata con tessuto di cotone stampato, di alta qualità e di raffinati colori, prodotto a Como (la parte in legno è dipinta a mano).

Le numerose versioni

Esistono anche piccole versioni in porcellana (policrome, oro, bianco e oro) commercializzate anche dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein. Anche esse hanno firma e data. Nel 2000 per la mostra a Bonn “Immagini dentro di me” sono stati fatti una trentina di piccoli oggetti puntinati. Il pattern puntinista è stato da Mendini usato anche in architettura su laminato plastico Abet (facciate di un padiglione del museo di Groningen), e con il mosaico Bisazza. Esiste anche uno orologio Swatch dal titolo “Lots of Dots”(1992), puntinato da M. Christina Hamel. Nel 2000 sono state esposte alcune poltrone alla Urban Architecture and Design Gallery di New York. Le poltrone di quella galleria sono siglate “U.A.” In quella occasione si è tentato di concordare per la poltrona policroma un prezzo uniforme in tutto il mondo, cosa piuttosto difficile.

I rapporti con la Fondation Cartier di Parigi

L'invito della mostra alla Saci Gallery di Firenze (11-20 gennaio 2010)

Quattro nuove poltrone sono state dipinte all’inizio del 2001 dal grafico Jesus Moctezuma, con il quale ho sperimentato nuove varianti dei puntini e dei colori. Anche la collaborazione con Migliaccio continua. Nel 2001 è stata allestita, all’interno della mostra “La Stanza da Bagno - Personaggi tre Rito e Design” a cura di Laura Villani a Bologna per Cersaie, un’installazione a firma di Mendini con al centro una poltrona Proust con un rivestimento a motivo geometrico realizzata per la prima volta appositamente per questa occasione. Sempre nel 2001 sono stati realizzati un servizio di piatti e un grande vaso in ceramica Alessi (tiratura 100 pezzi), con una edizione speciale di 36 pezzi per la Fondation Cartier di Parigi (coordinamento Annalisa Margarini). Sempre per la Fondation Cartier nel 2002 è uscita una serie di 36 vasi in vetro a murrine di Venini (coordinamento Dorota Koziara). Sempre nel 2001 presso la galleria Jannone di Milano si è tenuta la mostra dal titolo “Miraggi”. con oggetti esposti a Bonn, e nuovi.

La mostra alla Saci Gallery di Firenze

Nel 2003 Mendini realizza un dipinto e la cornice con la tecnica a puntinismo per “l’Arte e lo Studio - La Collezione” la collezione permanente dell’Alma Mater Studiorum, Università degli Studi di Bologna curata da Laura Villani. La mostra che nel 2010 SACI Gallery propone (11-20 gennaio 2010) ruota pertanto intorno ad un oggetto dove il puntinismo è inteso non come frazionamento e ricomposizione visiva della materia, ma come attenzione a un universo fatto di infiniti ricordi e frammenti (“la vertigine del frammento” citata da Adorno, a proposito di Marcel Proust). Il puntinismo che Mendini iniziò a elaborare per la “Poltrona di Proust” nel 1975, si pone per lui, come un metodo e un manifesto, essendo il suo lavoro da considerare come un continuo sistema di frammenti, una specie di via lattea della memoria.

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