Eventi » Dagli splendori di corte al lusso borghese

Opificio delle Pietre Dure su modello di Edoardo Marchionni con intagli di Paolo Ricci, Giardiniera da sala, 1883, Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure

Dagli splendori di corte al lusso borghese

A partire dal 17 maggio, Palazzo Pitti presenta una mostra che documenta l’attività dell’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita

a cura di Redazione, il 14/05/2011

All’Esposizione Nazionale del 1861, che a Firenze celebrò la freschissima unità d’Italia, partecipò con lavori antichi e moderni in pietre dure la ex-manifattura granducale, che di lì a poco avrebbe mutato il suo nome in Opificio delle Pietre Dure. Celebre in tutta Europa, l’aristocratica manifattura che fin dalla sua fondazione, nel 1588, aveva lavorato al servizio esclusivo della corte, si presentò all’appuntamento con la magnificenza di sempre, e forse con la convinzione di poterla perpetuare, anche nella nuova condizione di istituto statale, in obbligo di finanziarsi con le vendite al pubblico. Potevano confermarla in quella che si rivelò un’illusione i lusinghieri commenti ricevuti nell’occasione: “Quanto tempo avrà mai costato questa composizione che vi riproduce in una tavola marmorea tutta intera una primavera?”.

La produzione post-unitaria continuò a distinguersi per preziosità di materiali e magistero tecnico

Paolo Ricci, Italia liberata, 1880-85 ca., Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure

E davvero una primavera in perenne fioritura è quella che germoglia radiosa nei mosaici dell’Opificio allora e negli anni a seguire, facendo rivivere il naturalismo che aveva brillato nei mosaici del periodo mediceo, ma al tempo stesso assecondando la passione floreale, all’epoca dominante nelle arti decorative di tutta Europa.
Questa finale e seducente attività dell’Opificio per la prima volta è oggetto di una mostra, curata - come il catalogo edito da Sillabe - da Annamaria Giusti, e aperta alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti dal 17 maggio all’11 settembre.
Dopo una sezione introduttiva, che riunisce un florilegio di creazioni medicee e lorenesi, di premessa allo stile dei lavori ottocenteschi, la mostra presenta la produzione del periodo post-unitario, che continuò a distinguersi per preziosità di materiali e magistero tecnico, patrimonio irrinunciabile dell’antico “commesso” fiorentino.

Opere “regali”, perfino esorbitanti per una clientela borghese

Pannelli parietali, tavoli, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo affascinano per lo splendore pittorico delle pietre rare, come per le ricercate invenzioni decorative. In più casi esorbitanti, per importanza e costi, a fronte delle esigenze e disponibilità di una clientela borghese.
In mostra lo testimoniano lavori come l’Anta per armadio, adatta ad un mobile regale, dove il tema cinquecentesco del grande vaso con trionfo floreale rivive in un tripudio di colori, attinti alla tavolozza smaltata delle pietre più rare. Restarono senza acquirenti anche la Giardiniera da sala, pur così accattivante nei soggetti di figura ispirati al gusto per la tranche de vie della pittura dei Macchiaioli, e la squisita Tavola delle magnolie, dove nel serto di convolvoli e magnolie che mollemente la contorna già si avverte la grazia un po’ estenuata dell’Art Nouveau.

La nascita dell’Opificio delle Pietre Dure

Enrico Bosi, Stipo, 1861, Firenze, Palazzo Pitti, Quartiere d’Inverno, Studio del Re (opera acquistata da Vittorio Emanuele II per il suo studio privato in Palazzo Pitti)

La mostra è occasione anche per un’inedita rassegna antologica dei laboratori privati fiorentini, che operavano sulla scia dell’Opificio, spesso riproponendone i modelli eseguiti con materiali meno rari, e riscuotendo un vasto successo di pubblico, invogliato dai costi assai più contenuti. I Savoia stessi, ai quali è dedicata una sezione della mostra, incentivarono questa attività squisitamente fiorentina, come attestano gli arredi che negli anni di Firenze capitale e in seguito andarono ad arricchire la reggia di Pitti, ma anche quella di Lisbona, dove dal 1862 regnò Maria Pia di Savoia.
Quale futuro allora per un Opificio appassionato di una tradizione che non gli consentiva di sopravvivere? Una riconversione radicale, che già prima della fine del secolo destinò artefici e risorse tecniche alla nascente attività di restauro del patrimonio artistico nazionale, aprendo la via al futuro e tuttora vitale Opificio delle Pietre Dure.
È su questo nobile congedo dal passato che la mostra si chiude, senza tralasciare le testimonianze recenti del persistere di una manualità preziosa come i materiali di cui si serve, e che l’Opificio è riuscito a salvaguardare fino a oggi. Sperando che possa sussistere anche in un domani.

Gli Enti promotori della mostra di Palazzo Pitti

La mostra è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna, Firenze Musei e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

    Scheda Tecnica

  • Dagli splendori di corte al lusso borghese. L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita
    dal 17 maggio all’11 settembre 2011
    Inaugurazione: lunedì 16 maggio, ore 17
  • Curatore:
    Annamaria Giusti
  • Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti
    Firenze, Piazza Pitti
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 8.15-18.50; lun chiuso
  • Biglietti:
    ore 8.15-16: intero € 12; ridotto € 6 per i cittadini dell’UE tra i 18 ed i 25 anni
    ore 16-18.50: intero € 11; ridotto € 5.50 per i cittadini dell’UE tra i 18 ed i 25anni
    Ingresso libero per i cittadini dell’UE sotto i 18 e sopra i 65 anni
    Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazione: € 3 ad alunno
    Info e prenotazioni: Firenze Musei (Tel. +39 055 294883)
  • Catalogo:
    Sillabe (a cura di Annamaria Giusti)
  • Info:
    Info e prenotazioni: Firenze Musei
    Tel. (+39) 055 290383
    firenzemusei@operalaboratori.com

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader