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PARCO-Pordenone Arte Contemporanea

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

L'intervista alla presidente dell'omonima Fondazione

di Giovanni Cozzarizza, il 14/11/2011

Già il nome è solenne, maestoso: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, fastosità che subito si stempera nella grazia e nell’affabilità di un’elegante gentildonna. Sincera, amabile, diretta, è la first-lady dell’arte contemporanea in Italia e presidente dell'omonima fondazione che detiene una delle più importanti collezioni d'arte contemporanea del mondo.

La sua competenza è tale da essere stata nominata componente dell’International Council del MoMA, dell’International Council della Tate Gallery di Londra, del Leadership Council del New Museum di New York, dell'Advisory Committee for Modern and Contemporary Art del Philadelphia Museum e del Consiglio Culturale del Magazine Cartier Art. E’ inoltre membro della Commissione Cultura di Confindustria e della Giuria del “Premio Campiello”.

Con queste credenziali appare veramente straordinario che abbia manifestato tanta simpatia e benevolenza per PARCO-Pordenone Arte Contemporanea, il nuovo museo della città. La signora Sandretto, infatti, ha garantito sostegno e collaborazione alla nuova sede espositiva.

Abbiamo approfittato di una sua visita in Friuli per rivolgerle alcune domande sullo stato dell”Arte” e per approfondire la conoscenza di un personaggio così enciclopedico.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Come mai Parco di Pordenone gode della tua amicizia?

La decisione coraggiosa, da parte di una Pubblica Amministrazione, di creare un nuovo museo per l'arte contemporanea è un progetto importante che va sostenuto. Credo che il Comune di Pordenone dimostri un impegno concreto a favore della cultura e della qualità della vita dei suoi cittadini e di quelli del Friuli, impegno tanto più apprezzabile proprio in un momento difficile come quello che stiamo vivendo.
Faccio i miei auguri a Parco e mi auguro che ci sia presto un'occasione per lavorare insieme a sostegno dell'arte contemporanea.

Più in generale; capisco che il tuo è un amore sviscerato per il Bello e per l’arte. Amore, che secondo qualcuno, è un dono quanto il crearla; può essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale?

L'amore per l'arte è una gran passione ed è anche un grande dono, ma l'arte esiste - e sempre esisterà - a prescindere da chi la ama, la sostiene, la promuove, la studia o la colleziona: amare l'arte però è diverso dal crearla.

Tu credi in ciò che affermava Goethe, e cioè che non c’è via più sicura che l’arte per evadere dal mondo, ma parallelamente non c’è legame più sicuro con esso che l’arte stessa?

Concordo in particolare con la seconda affermazione. Credo che l'arte sia l'espressione dell'epoca e della società in cui è stata creata.

Quali sono le caratteristiche del “buon collezionista”, oltre - ovviamente - a competenza, fiuto, passione e… apertura al nuovo?

Come dice Francesco Bonami, direttore artistico della Fondazione, collezionare è una passione, una fissazione, un'ossessione, un sintomo di una malattia mentale, una missione. Personalmente, credo che una collezione inizi dalla passione, dalla curiosità e dall’intuito. Ma occorre poi anche saper scegliere: una collezione non può mai essere lasciata all'improvvisazione.

Dunque la tua raccolta è di sole opere contemporanee, molto singolare.

L’arte contemporanea offre ai suoi collezionisti un gran privilegio: permette di instaurare una particolare relazione con l’artista e con il tempo. Le opere contemporanee hanno infatti la capacità di raccontare il presente e di anticipare il futuro: è una grande emozione scegliere artisti che solo nei prossimi anni saranno sottoposti al vaglio della storia, ma che già oggi contribuiscono alla crescita culturale della nostra società. Una collezione d’arte contemporanea, quindi, costituisce anche una sfida.

PARCO-Pordenone Arte Contemporanea

Personalmente sono convinto che l’arte sia assolutamente una necessità per l’uomo; che costituisca il cibo dell’anima, tu credi che anche l’arte contemporanea possa essere un buon cibo?

Si, l'arte contemporanea è uno strumento culturale che ci consente di comprendere meglio la nostra epoca e il mondo in cui viviamo. Direi quindi che è un cibo buono ma soprattutto “necessario”.

E’ pur vero che l’arte non deve tentare di farsi popolare ed è il pubblico che – viceversa - deve crescere e diventare artistico, ma non ti sembra che alcune manifestazioni del contemporaneo siano francamente incomprensibili anche per persone culturalmente cresciute?

Si, l'arte contemporanea, guardata con diffidenza e considerata spesso solo una moda o un business milionario, è in realtà un importante strumento culturale per comprendere la nostra epoca: le opere degli artisti ci invitano a riflettere e ci aiutano a vivere con maggiore consapevolezza il nostro tempo.

Capisco che il “Nuovo” é stato sempre all'orizzonte d’ogni presente - come il suo al di là - però bisogna distinguere tra veri artisti innovatori e impostori, come si fa?

L’opera - che sia fotografia, pittura, video, scultura o installazione - deve comunque essere di qualità, deve avere una sua precisione ed essere in sincronia col tempo che stiamo vivendo. L’arte è un modo di esprimersi ed è il riflesso del momento sociale e politico in cui l’artista è collocato.

Il logo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Stefano Zecchi afferma che quando tutto può essere arte, vuol dire che nulla è più arte, cosa replichi?

Direi piuttosto che la libertà dell’artista di utilizzare nelle sue opere materiali, strumenti e temi che non rientrano nella tradizione delle “belle arti” - una libertà inaugurata dalle avanguardie del novecento - non presuppone affatto che tutto sia arte.

L’arte contemporanea - ci hanno spiegato- ha rinunciato persino ad essere bella, pur di comunicare qualcosa. E, infatti, spesso bella non è di sicuro! E passi che non lo sia, ma sembra che in molti casi non comunichi un bel niente.

Penso che la bellezza non sia un parametro fisso e che l’arte - tutta l’arte, da quella antica a quella contemporanea - abbia contribuito a farci capire quanto l’idea di bellezza possa cambiare ed evolversi. Se la bellezza non è certamente il metro che si privilegia nel valutare l’arte contemporanea, ciò non significa che l’arte d’oggi non sia “capace di bellezza” o che abbia scelto la strada della bruttezza.

Che cosa risponderesti ad una popolazione (come qualcuno in città) che reclamasse dai propri amministratori “più strade e meno musei, l’arte non ci serve”?

Risponderei che finanziare la cultura non è uno spreco, ma un investimento a lungo termine per l'educazione delle nuove generazioni, per la qualità della vita degli abitanti di un territorio e per sostenerne l'economia.

Condivido: la cultura costa, ma l’inclutura costerebbe molto di più. Ma tu concordi anche con Theodor Adorno, quando afferma che “il compito dell’arte è di introdurre caos nell’ordine”?

Se un visitatore esce dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo pieno di dubbi e di domande sul presente e sul futuro, credo che abbiamo raggiunto il nostro scopo.

Palazzo Re Rebaudengo

Dubbi e domande, dunque, come valori. E’ vero: lo scienziato autentico non è l’uomo che fornisce vere risposte, ma quello che pone le vere domande. Eppoi, é compito precipuo della scienza quello di rassicurare, l’arte invece deve turbare. Dall’Illuminismo in poi, però, l’uomo è ossessionato dal saper scientifico, ma forse che la scienza ha promesso la felicità? No, caso mai ha promesso “solo” la verità; resta tutto da vedere se con la verità si potrà conquistare la felicità. In conclusione, a me piace pensare che l’arte non serve a nulla, se non ad insegnarci il senso dell’esistenza, cosa ne pensi ?

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Info

  • Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
  • Didascalie delle immagini visibili dalla homepage:
    - Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (particolare)
    - Il logo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (particolare)
    - Palazzo Re Rebaudengo (particolare)

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