
Oky Rey Montha, Aphrodite, 2011, acrilico e vernice spray su tela, cm 200x150
a cura di Angelo Pinti, il 03/04/2012
Un viaggio nella vita, nelle emozioni e negli incubi dell’artista Oky Rey Montha, Kyre per gli amici: Primo Marella Gallery a Milano da venerdì 4 maggio ospiterà la mostra personale dedicata all’opera del giovanissimo creativo indonesiano, con allineate circa una ventina di opere inedite – tra dipinti, sculture ed installazioni – accuratamente selezionate da Jim Supangkat, il più autorevole tra i curatori indonesiani.
“Kyre” è il nickname dell’artista e “Sophia” è il nome che sceglie di dare ad un altro/a sé che rappresenta all’interno dei dipinti in mostra. Sophia è un nome femminile che vuol dire saggezza, oltre che conoscenza. Oky Rey Montha compie un percorso introspettivo, una lotta contro se stesso e le sue contraddizioni: “uccidere” la parte di sé che ama e odia al contempo, come suggeriscono le numerose armi che inserisce nei suoi dipinti, o cercare un compromesso e trovare la pace interiore?
I lavori – coloratissimi e caotici, privi di univoci punti di riferimento – sono immagini espressive e amaramente ironiche attraverso cui l’artista cattura la follia della propria vita quotidiana: apparentemente vivaci, nascondono in realtà i numerosi lati oscuri della sua esistenza.
‘Kyresophia’ è la vita stessa di Kyre, il suo modo di guardare il mondo e di creare la sua arte. È impossibile separare i suoi lavori dalle sue esperienze personali: ogni opera mostra chiaramente gli amari ricordi della sua esistenza.
Quanto più si scrutano i bizzarri personaggi che popolano le sue tele, tanto più si esplorano le pieghe più profonde della sua immaginazione.
Oky Rey Montha è un giovanissimo artista (è nato nel 1986), cresciuto sulla strada, che fin dall’infanzia ha dovuto provvedere a se stesso – alla propria sopravvivenza ed educazione – e alla sua famiglia. Fin dall’adolescenza, quindi, riversa su dei veri e propri diari illustrati i suoi sentimenti, le sue paure, le sue ansie. Attraverso queste opere è in grado di rappresentare episodi della sua difficile vita: una fonte inesauribile di idee e ispirazioni, talvolta suo malgrado.
Da un punto di vista formale, il linguaggio di Kyre è mutuato dal fumetto: di quel mondo si ritrova la capacità di rappresentare le emozioni in modo estremamente espressivo nonché la stratificazione dei livelli di significato.
Di particolare rilevanza sono le espressioni facciali dei suoi protagonisti: molto vicine a delle caricature, esse enfatizzano la personalità e l’emotività dei personaggi.
Se nel fumetto, inoltre, la narrazione si snoda lungo una sequenza di immagini, le strip, Oky Rey Montha riunisce un intero racconto in un’unica immagine che appare confusa e multiforme. I suoi lavori appaiono così molto dinamici, come se tutti i personaggi “urlassero insieme”, per usare un’espressione di Jim Supangkat.
L’interpretazione dei lavori di Oky Rey Montha può avvenire a vari livelli, da quello più superficiale di puro godimento estetico, a quello che necessita di un occhio attento e curioso che sia in grado di catturare tutti gli indizi visuali che l’artista invia, spesso accattivanti ed attraenti, non sempre immediatamente leggibili.