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Ranaldi, Renato

a cura di Redazione, il 24/01/2005

Renato Ranaldi nasce nel 1941 a Firenze dove vive e lavora. Trascorrendo l’infanzia a Firenze, frequenta il liceo artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti seguendo il corso di pittura di Ugo Capocchini. Inizia il suo percorso artistico con la pittura – fatta di masse spesse di colore a olio – nel 1962, anno in cui si diploma, esplicitando quasi da subito una ricerca per gli accostamenti di differenti stilemi linguistici. Attraverso la sperimentazione multiforme di tecniche e materiali, la sua attenzione si rivolge con particolare interesse al disegno dal quale scaturisce anche tutto il suo operare plastico. Contemporaneamente all’incontro con la pittrice Vera Corti dal quale si approfondisce il suo interesse per la musica e per il disegno infantile, avviene la frequentazione con molti artisti della città tra i quali Eugenio Miccini, Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, Adolfo Natalini, Gianni Pettena, Roberto Barni, Andrea Granchi e Sandro Chia - con i quali condivide l’esperienza del Teatro Musicale Integrale (1967-69). In questi anni Sessanta, nei quali inizia viaggiando in Europa (Inghilterra, Francia) e America, si annovera il suo primo cimentarsi nel campo cinematografico con Senilix del 1968, anno in cui ricade anche la prima mostra personale alla galleria La Zattera di via S.Egidio. Seguendo una via personale, non influenzata dalle tendenze artistiche del momento – Minimalismo, Pop art, arte povera - negli anni Settanta, in cui entra in contatto con gli artisti Fernando Melani, Luciano Fabro e con il critico Bruno Corà, esegue una serie di opere che risentono della pittura e scultura della grande tradizione e della sperimentazione del Novecento. Nel 1979 esegue la prima fusione in bronzo con la tecnica della staffa e poi della cera persa. Realizzerà l’Archetipo, forma delle forme, e agli inizi degli anni Ottanta, con esecuzioni di grandi dimensioni, espone in diverse mostre in gallerie e musei. Nel 1988 viene invitato alla XLIII Biennale di Venezia esponendo con una sala monografica opere plastiche. Ancora negli anni Novanta e nei primi del secolo a seguire, con la produzione incessante del disegno e dell’opera plastica – in cui si assiste al nuovo utilizzo di laminati di zinco, rame, ottone e alla creazione di telai in legno in diverse dimensioni (siamo di fronte alla pittura scolpita) – si afferma nel novero degli artisti italiani dell’arte contemporanea con mostre in gallerie private e in musei in Italia ( Firenze, Pistoia, Bologna, Roma, Milano, Modena, Macerata) e all’estero (Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Svezia). Tra le mostre nella città di Pistoia si evidenziano particolarmente quelle a Palazzo Fabroni, l’antologica 1965-1994 (1994), Sonde,10 anni di attività di Palazzo Fabroni (2004) – curate da Bruno Corà – e Continuità, arte in Toscana 1968-1989 (2002).

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