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Tatsuo Miyajima, C.F. Loop n.6, 2014

Tatsuo Miyajima. Ku

A Milano fino al 9 gennaio 2015 la prima mostra personale di Tatsuo Miyajima presso la Lisson Gallery

di Luca Maffeo, il 17/12/2014

La contraddizione tra umano e tecnologico sembra svanire nei recenti lavori di Tatsuo Miyajima (1957). Crea opere con circuiti elettrici, video e computer, oppure gadget (come egli stesso li chiama) composti da contatori digital light – emitting diode (LED) – realizzati a partire da una simbologia numerologica che prende spunto dalle dottrine buddhiste e, principalmente, dalla riflessione di tali forme religiose riguardo al senso del vuoto. Un termine questo troppo spesso letto nella sua accezione negativa di mancanza, anche se non nuovo alla modernità e non nuovo alle arti nel Novecento.

Si pensi a Nam June Paik (1932-2006), alle sue sculture costruite negli anni Sessanta sul limitare di un neonato rapporto tra elettronica e lirica (Robot Opera, 1964), e dove il vuoto era una forma d’attesa (Candle TV, 1975). Mentre, poco tempo prima, con i tagli e i quadri monocromi Lucio Fontana (1899-1968) e Yves Klein (1928-1962) superavano il diaframma della rappresentazione nel tentativo di spingersi oltre il percepibile e verso mondi possibili e non ancora visibili. Ora Miyajima conferisce alla vacuità un ulteriore significato; la vede come un riposo necessario e il preludio di una vita futura. Il punto di partenza dal quale si sviluppa la mostra presso la Lisson Gallery di Milano, intitolata Ku, ossia, vuoto.

«Davvero la morte non è niente?»

Tutto ruota attorno allo zero; cifra che solo l’ignoranza semplicistica di un asino in matematica potrebbe definire come priva di valore. Ciò nonostante, se è vero che dire zero non è dire nulla, tale numero è visibilmente flebile nei lavori di Miyajima, e non sempre appare.

Tatsuo Miyajima, Life (Ku-Wall) n.1, 2014

Infatti, sopra le superfici di pareti sospese (Life (Ku-Wall), 2014) scorrono solo i numeri dall’uno al nove. Animano in rosso o in verde i grandi monitor fino a che, simultaneamente, la numerazione scopare e all’improvviso la schermata rimane nera e spenta. La situazione che si genera offre instanti di riflessione e induce chi osserva a chiedersi il perché di quel silenzio imprevisto, quasi fosse quello il numero zero: espressione di un’assenza che in qualche modo produce curiosità per quanto di nuovo sta per avvenire. Ku-Wall è una macchina, un’intelligenza artificiale frutto di una collaborazione con il Professor Takashi Ikegami dell’Università di Tokyo, eppure sottende la solita domanda che – chi più, chi meno – assilla il genere umano da quando esiste e che porta senza mezzi termini lo stesso artista a chiedersi se «davvero la morte non sia niente». Nella pausa che intervalla il flusso vitale della numerazione, si instaura dunque un nesso tra il vuoto momentaneo della morte e il pieno della vita che il visitatore a sua insaputa può riattivare, semplicemente approssimandosi all’opera.

Tatsuo Miyajima, The Moon in the Ground, 2014

«Voglio che le persone pensino all’universo e allo spirito umano»

Seppure in qualità di esseri inorganici, i corpi costruiti di Miyajima travalicano la semplice nozione di meccanismi, in quanto non disdegnano affatto la poesia e l’armonia di una certa tradizione orientale, primariamente giapponese. La materia e il passare del tempo si fondono in C.F. Loop (2014) dove i numeri fluiscono su piccoli contatori LED uniti da cavi elettrici, a ricordo delle concatenazioni cellulari di cui la realtà è composta.

Varietà, mutazione, ritmo circolare, continuità dell’esistenza che aspira all’eterno; qui è l’interesse e la predilezione per un estetica elettrotecnica che fonde in modo sapiente microcosmo e macrocosmo. La tangenza dell’infinito con la pura bellezza della natura è sintetizzata nella circonferenza di The Moon in the Ground (2014); dove la totale opacità della superficie rivolta verso l’alto fa si che il mondo, e con esso il cielo, si rifletta nella scultura e diventi con essa una cosa sola. I numeri scorrono ancora una volta dall’uno al nove; terminano e ricominciano; muoiono e rinascono; poiché si vive nel tempo e «il tempo lega ogni cosa», afferma Miyajima: «voglio che le persone pensino all’universo e allo spirito umano».

Scheda tecnica

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