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Lucio Fontana, *Ambiente spaziale con neon*, 1967/2017, veduta dell’installazione in Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. ©Fondazione Lucio Fontana. Foto: Agostino Osio

Lucio Fontana. Ambienti/Environments

Fino al 25 febbraio 2018 l’Hangar Bicocca di Milano ospita gli “Ambienti Spaziali” dell’artista italo-argentino, alcuni dei quali ricostruiti per la prima volta.

di Luca Maffeo, il 29/01/2018

All’inizio lo interpretavano come una sorta di espressione di matrice Informale. Il gesto (dei tagli), lo sfregio (sulla tela), il capitolo era chiuso. Nessun coinvolgimento; solo l’attrattiva segnica di una negazione che di fatto non avveniva. Eppure Lucio Fontana (Rosario di Santa Fe, Argentina, 1899 – Comabbio, Varese, 1968) lo aveva annunciato nel ’46, durante la sua attività di insegnante di Decorazione all’Accademia di Bellas Artes Prilidiano Pueyrredón di Buenos Aires, quando concepì – senza firmarlo – il “Manifesto Blanco”. Il documento, sottoscritto da alcuni giovani artisti e intellettuali argentini, con il quale si richiedeva il «superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica» per un’arte che fosse «più strettamente in accordo con le esigenze del nuovo spirito». Indizio inoppugnabile della necessità di solcare l’Oltre e trascendere così il quadro entrandovi fisicamente; mediante la costruzione di “Ambienti Spaziali” che quasi sempre venivano distrutti al termine dell’esposizione. Opere uniche, ora riproposte presso l’Hangar Bicocca di Milano come l’esito più sperimentale e innovativo di una ricerca durata almeno vent’anni.

Lucio Fontana, *Ambiente spaziale a luce nera*, 1948-1949/2017, veduta dell'installazione in Pirelli Hangar Bicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. © Fondazione Lucio Fontana. Foto: Agostino Osio

Oltre i büs, oltre i taj

E pensare che proprio a Milano qualcuno diceva: «Fontana prima el faseia i büs, adesso el fa i taj e adesso el rump i ball» – come raccontava lo stesso artista in conversazione con Carla Lonzi (1967) – ma non ci si accorgeva che prima i büs e poi i taj, in verità, erano la matrice, le attese che si “aprivano” sull’alterità di uno spazio ancora ignoto. «Io buco – continuava Fontana – passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere». In pochi lo capivano, questo è certo, e non vi era nessun informe, nessun gesto (ma quale artista non compie gesti?); bucava e tagliava la tela, invece, senza avere la benché minima intenzione di rompere qualcosa. In un manipolo di disegni del ‘46 già denominati “Concetti Spaziali” stava l’intuizione; la previsione di stanze e lunghi corridoi percorribili entro i quali immergersi senza preconcetti. Quegli “Ambienti”, fatti di vernici fluorescenti, luci al neon e pavimenti instabili a pianta ondulata, andavano «più in là della prospettiva». Erano «la scoperta del cosmo», la «dimensione infinita, un’x che, per me, è la base di…di…scusa eh, di tutta l’arte contemporanea, chi la vuol capire».

Il senso del vuoto

Dai tagli allo spazio… era questo il passaggio. Il superamento della seconda e della terza dimensione, al quale Fontana giunge nel 1968 con l’ultimo Ambiente concepito per Documenta 4, a Kassel. Interamente dipinto di bianco, il corridoio labirintico conduce a un grande “taglio” sul muro. Che forse, a vedere bene, regala lo spunto per un percorso al contrario; tra il dentro e il fuori, sul limite di una soglia che lo spettatore deve sempre decidere di solcare. Dentro, dunque, nello “spazio immaginato”, che è poi spazio reale, spazio desiderato, o un Ambiente a luce nera (il primo ideato da Fontana tra il ‘48 e il ‘49) con una scultura astratta appesa al centro, la luce di Wood e il colore che danno un «senso di vuoto, un senso, una materia completamente nuovi per il pubblico». Verso il «niente» ci ha condotto Fontana, verso quel “niente” che, amava dire, «non è un niente di distruzione, ma un niente di creazione, capisci?».

Scheda Tecnica

  • Lucio Fontana. Ambienti/Environments
    fino al 25 febbraio 2018
  • Curatori:
    Marina Pugliese, Barbara Ferriani, Vicente Todolí
  • Pirelli Hangar Bicocca
    Milano, via Chiese 2
  • In collaborazione con:
    Fondazione Lucio Fontana
  • Catalogo:
    Mousse Publishing
  • Orari di apertura:
    gio-dom 10-22
  • Info:
    Tel. (+39) 02 6611 1573
    info@hangarbicocca.org
    Pirelli Hangar Bicocca

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